Introduzione del biblista
Monsignor Gianfranco Ravasi
In una delle sue Cinque grandi Odi, quella intitolata "Lo Spirito dell'acqua", il poeta francese Paul Claudel definisce lo Spirito Santo come "l'amore che sta al di sopra di ogni parola". Proprio come tutte le verità divine ha, quindi, bisogno di essere espresso attraverso la forza dei simboli, delle immagini, dei segni.
E uno dei simboli più potenti e dirompenti è quello della luce che la Bibbia usa spesso per far balenare qualche tratto del volto di Dio. E' attraverso questo segno della luce che si possono far sbocciare gli altri simboli che la Scrittura usa per rappresentare lo Spirito Santo, amore ineffabile di Dio.
E' questa anche l'idea che ha retto la nascita delle vetrate della chiesa di Pescate: sul flusso della luce solare che ci parla di Dio passano le grandi raffigurazioni simboliche dello Spirito. Contemplarle è, perciò, come seguire una catechesi i cui capitoli sono scanditi da altrettante immagini e il fedele deve diventare come un pellegrino stupito che passa di vetrata in vetrata alla ricerca del messaggio luminoso della Parola di Dio.
Certo, il primo simbolo è quello del "soffio", anche perchè nelle due lingue principali della Bibbia una sola parola -in ebraico ruah e in greco pneuma- indica sia lo Spirito sia il soffio vitale, il respiro, il vento. Lo Spirito è il respiro di Dio che "soffia" nell'anima del fedele. Come i genitori danno ai loro figli il respiro vitale fisico, così Dio effonde in noi il respiro dello Spirito per renderci suoi figli adottivi: "Voi avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre!" (Romani 8,15).
Ma c'è anche l'acqua a rappresentare lo Spirito: acqua che purifica, ma soprattutto acqua che feconda per cui lo Spirito blocca l'estendersi dell'abbraccio mortale del deserto del male. Giovanni scrive nel suo vangelo: "Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Così parlò Gesù riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui" (7, 38-39). In contrapposizione solo apparente ecco poi un'altra immagine, quella del fuoco che domina la scena della Pentecoste e che rende lo Spirito principio d'amore e d'unità pur nella diversità della chiesa di Dio, fatta di "una moltitudine immensa di ogni nazione, razza, popolo e lingua" (Apocalisse 7,9).
Lo Spirito è donato attraverso il segno dell'olio che consacrava re, sacerdoti e profeti. Lo Spirito è presente al battesimo di Cristo al Giordano sotto l'immagine della colomba, stemma dell'Israele di Dio e quindi del popolo eletto. Lo Spirito è nella nube dell'incenso che avvolge l'arca dell'alleanza e soprattutto l'arca della nuova alleanza, Maria: "lo Spirito Santo scenderà su di te, su di te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo" (Luca 1,35). Lo Spirito è il vento che è alla radice della creazione, come si scrive nella prima pagina della Genesi: "Lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque" (1,2). E' il vento che è alla radice della ri-creazione, cioè della risurrezione, come canta Ezechiele nella narrazione solenne e stupenda delle ossa aride: "Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti perchè rivivano" (37,9). Lo Spirito è in profonda connessione col Cristo. Già i Padri della Chiesa nel "vino buono" delle nozze di Cana vedono lo Spirito che inebria il cuore del cristiano (la celebre "sobria ebbrezza dello Spirito" di cui parla S.Ambrogio). Sono ancora loro a ricordarci, come fa S. Agostino, che è lo Spirito a far schiudere e germogliare il seme della parola divina nel terreno del cuore degli uomini perchè fruttifichi. Sono loro a immaginare che la linfa della "vera vite" che è Cristo -citando le parole di Giovanni (15, 1-11)- sia proprio lo Spirito Santo che renda viva e feconda l'esistenza del tralcio unito al ceppo. Ed è la prima lettera di Giovanni a unire lo Spirito e il sangue di Cristo: "Tre sono quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l'acqua e il sangue e questi tre sono concordi" (5, 7-8).
Luce, soffio, acqua, fuoco, olio, colomba, nube, vento, vino, seme, linfa, sangue: ecco alcuni simboli dello Spirito che i fedeli vedranno brillare sulle vetrate della chiesa di Pescate! Sono bagliori che cercano di rappresentare e di esprimere il mistero ineffabile dello Spirito di Dio, sorgente di vita, di purezza, di santità, di speranza, di amore e di salvezza. Attraverso quei segni -come ha sempre fatto l'arte sacra nei secoli cristiani- i fedeli sono invitati a comprendere e a contemplare, a cantare e a sperare, a credere e a pregare: "Manda il tuo Spirito, o Signore, e rinnova la faccia della terra" (Salmo 104,30).
Consulenza biblico teologica del biblista Monsignor Gianfranco Ravasi.
Coordinamento evangelico e supervisione di don Angelo Ronchi.
Don Angelo Ronchi, ordinato sacerdote nel 1952, è stato coadiutore nella Parrocchia di Maggianico di Lecco fino al 1967.
Parroco di Pescate fino al 1992, risiede -con incarichi pastorali- a Ruginello di Vimercate dal 1993.
Il ciclo di vetrate è opera del maestro Trento Longaretti.
Trento Longaretti nasce a Treviglio nel 1916, compie gli studi artistici a Milano, al Liceo e all' Accademia di Brera, dal 1931 al 1940. Gli è maestro per la pittura Aldo Carpi e ha per compagni di studio Morlotti, Cassinari, Bergolli, Kodra, Valenti, Francese e altri.
Gli vengono assegnati i premi "Mylius" e "Stanga" dei premi di Brera; inizia ad esporre nel 1936, anno in cui inizia anche ad insegnare. Dopo il periodo bellico si dedica pure ad opere in affresco, mosaico, a numerose vetrate, in Italia ed all'estero. Nel 1953 ha vinto il concorso nazionale per la cattedra di direttore e professore di pittura all' Accademia Carrara di Bergamo, dove ha insegnato per 25 anni, fino al 1978.
Ha allestito mostre personali a New York, Londra, Parigi, Zurigo, Buenos Aires, Amsterdam, Stoccolma, Monaco, Toronto, Ottawa, Harnilton e Lugano, oltre a numerose mostre in Italia.
Ha partecipato alle biennali di Venezia nel 1942, 1948,1950, 1956.
Ha eseguito recentemente, 1n collaborazione con il vetraio d'arte Taragni, il ciclo di vetrate istoriate della Chiesa di Pescate.
Le vetrate sono state realizzate dal vetraio d'arte Pierfrancesco Taragni.
Pierfrancesco Taragni, pittore-decoratore e vetraio d'arte, nasce a Bergamo nel 1917. Fin da giovanissimo collabora con il padre e con il fratello Nunzio nella "bottega" artigianale- artistica, specializzata in decorazioni di Chiese e restauri di pitture murali. Innumerevoli sono i lavori da lui compiuti nelle tante chiese della Diocesi di Bergamo, Milano ed in Liguria. Era particolarmente abile e colto nelle decorazioni "in stile". Come vetraio d' arte ha eseguito centinaia di vetrate istoriate con l'antica tecnica delle vetrate a fuoco e legate a piombo, e fra le vetrate più importanti eseguite in collaborazione con il pittore Longaretti (e molto intensa fù pure la collaborazione con il pittore Claudio Nani) sono quelle del Seminario Lombardo in Roma, inaugurate alla presenza di S.S. Paolo VI°, quelle del Memoriale di Paolo VI° a Damasco e la vetrata a soffitto della Chiesa iemale del Sacro Monte di Varese.
Aveva insegnato tecnica delle vetrate all' Accademia Carrara di Bergamo dal 1970 al 1978.
È scomparso repentinamente a Bergamo nel dicembre 1992, sul lavoro, avendo appena terminato il ciclo di vetrate della Chiesa di Pescate.